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Campionato e Coppa, Dottor Jekyll e Mister Hyde

di Riccardo Zavagno

Che nel Dna del tifoso milanista ci fosse il cromosoma della sofferenza è oramai saputo e ne abbiamo avuto la riprova ieri sera. Ci mancavano solo le cannonate dell’Arsenal, come se non fossero bastati gli episodi di San Siro contro la Juventus, per mettere a rischio le coronarie dei rossoneri. Alla fine siamo ancora in piedi. Traballanti, storditi, sudati, bianchi in viso, ma ci siamo. Le imprecazioni si sono sprecate, a microfoni spenti, nei divani, da casa, nei bar, allo stadio. Sicuramente molte di queste sono state rivolte a Van Persie quando Abbiati ha parato il possibile 4 gol. Mittenti? Quelli appollaiati sul ramo. Spiacenti, sarà per la prossima volta. Forse.

Il cammino fino a questo punto è stato caratterizzato da infortuni, alcuni dei quali anomali e gravi, rimonte spettacolari, sconfitte, episodi, goleade, errori ed orrori. Nonostante tutto questo, ai primi di marzo il Milan è ancora in corsa per i tre traguardi stagionali, ed un trofeo già conquistato ad agosto.

Inversamente a come eravamo abituati fino a qualche anno fa, sembra che il Milan nella dimora più congeniale ovvero l’Europa si trasformi nella sua versione più brutta, più opaca. In Italia dottor Jekyll, in Coppa dei Campioni mister Hyde. Gli ultimi due anni di Ancellotti, il passaggio a Leonardo ed ora con Allegri dimostrano come siano veramente poche le prestazioni belle e convincenti a cui eravamo abituati. E non solo in termini di punteggio ma soprattutto come livello di gioco espresso. Manchester United, Real Madrid e Barcellona si sono imposti ed è accettabile, ma anche ad un mediocre Tottenham, un Werder Brema in rimonta e per non togliersi nulla anche allo Zurigo abbiamo dato la possibilità di togliersi lo sfizio della vittoria a San Siro.

Hanno caratterizzato questo parabola discendente un mix di errori di valutazione, di preparazione sia fisico-atletica che mentale, una campagna acquisti non adeguata.
La formazione di ieri sera voleva riproporre gli sfarzi del passato, una squadra votata all’attacco, che mette paura all’avversario.
Stavolta la paura l’hanno messa ai tifosi e se la sono sentita addosso pure loro.

Un Milan con tre attaccanti veri, Robinho seconda punta e due prime punte, infatti con Allegri si era visto pochissime volte con tutti gli uomini a disposizione, e francamente ieri sera è sembrato un azzardo. Onestamente a bocce ferme è facile commentare quanto inopportuno giudicare. Ma altrettanto onestamente bisogna affermare che non c’era la necessità di fare il risultato, bensì di arginare l’avanzata furiosa dell’Arsenal nella prima mezz’ora, dopo di che questa si sarebbe allentata col passare del tempo. Inoltre con un tridente poco avvezzo a rientrare, un centrocampo privo di incontristi, di muscoli e polmoni vuol dire lasciare la porta aperta agli avversari. Se in campionato ci si è presentati con Flamini, Van Bommel, Ambrosini e Gattuso non c’è niente di strano ripetersi in Europa, dove insegnano le gestioni da Capello in poi, quanto sia importante capitalizzare al massimo in casa e rischiare il meno possibile fuori casa.
Con questo senza rinunciare a giocare un bel calcio.
Che non sia stato un errore di valutazione non inserire né Gattuso, né Flamini, né Muntari in lista Champions oltre al solito Inzaghi?

L’effetto dell’esordio di El Shaarawi e Mesbah sicuramente avrà condizionato la prestazione del singolo, però prima o poi il campo dovrà essere calcato e quindi meglio un battesimo di fuoco come è stato quello dell’Emirates Stadium, che un’ora col Novara in Coppa Italia. Analogo discorso vale per Nocerino, Emanuelson e Mexes anche loro alle prime esperienze in competizioni europee di alto livello in questi palcoscenici.

Piuttosto preoccupa l’ennesima apatia che ha colpito per settantacinque minuti Robinho ed Ibrahimović, che tra numerosi fuorigioco, palle perse e zero tiri in porta non hanno preso per mano la squadra quando più serviva, alleggerendo il forcing avversario che erano costretti a subire gli altri nove giocatori dietro la palla.
Altrettanto preoccupante è, soprattutto se si parla di lui, il periodo non positivo che sta attraversando Thiago Silva, testimoniato da disattenzioni nelle ultime tre partite, Matri e Rosicky ringraziano. Le prestazioni del numero 33 rimangono sempre sopra la media, però anche questi sono dei segnali su cui Allegri e Tassotti dovranno lavorare per riportare con, speriamo al più presto, i rientri di Boateng, Flamini, Aquilani, Pato, Seedorf, Nesta, Maxi Lopez, Antonini e Gattuso un Milan pronto ed in forma per lo sprint finale in vista dei traguardi.

Per la volata ci vuole testa, cuore e gambe. Sono nel nostro Dna. Come la sofferenza.

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Scritto da il mar 7 2012 . Registrato sotto Blog, Generali, Lente d'ingrandimento, News .

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