Ibrahim Ba, la pantera bionda
È l’estate del 1997. Dopo una stagione fallimentare, il Milan richiama Fabio Capello e si scatena sul mercato. A rileggere oggi i nomi di alcuni acquisti viene da sorridere: Taibi, Cruz, Cardone, Andersson, Maini, Ziege, Kluivert, Bogarde…e Ibrahim Ba. Quest’ultimo si distinguerà da tutti i nuovi arrivati non solo per i capelli color platino (che tinge ogni settimana in onore del suo idolo Dennis Rodman) ma anche per il suo tormentato rapporto con il Milan.
Nato in Sengal e cresciuto nel Le Havre, Ba quando arriva al Milan è entrato ormai nel giro della nazionale francese. È sicuramente un personaggio: veste alla moda, parla diverse lingue, appena ha un momento libero si sposta a Montecarlo e a Parigi dove alloggia in lussuosi alberghi. È amico di Weah e non sopporta Taribo West. Alla prima partita in rossonero, un’amichevole estiva contro il Monza, segna ed è il migliore in campo: Berlusconi è talmente entusiasta del francese da definirlo “frizzante come un Beaujolais Nouveau”. Nei suoi primi giorni a Milan o alloggia nello stesso albergo di Ronaldo e qualche giornalista, pensate un po’, ipotizza che Ba possa essere la risposta milanista al nuovo acquisto dell’Inter. La sua testa bionda è sui giornali e sulla copertina del videogioco Actua Soccer 3 ed è probabile che qualcuno abbia comprato la maglietta con il suo nome o meglio con il suo soprannome, Ibou. Ci sono tutti gli ingredienti per credere che una nuova stella stia per nascere.
Ma, nonostante Capello lo schieri quasi sempre titolare, i risultati, dopo un inizio positivo e un gol alla Lazio (l’unico segnato in partite ufficiali con il Milan) sono tutt’altro che incoraggianti. L’anno successivo, con Zaccheroni, Ibou gioca di meno e, nonostante ciò o forse proprio per questo, comincia a vincere: può infatti festeggiare lo scudetto del Milan. Ritenuto non indispensabile (eufemismo), viene sbolognato in prestito prima al Perugia e poi al Marsiglia: ma non c’è modo di sbarazzersene e quando nel 2002 ritorna ancora una volta alla base, gioca sempre di meno, mentre il Milan vince sempre di più. Nell’estate 2003 lascia l’Italia e nel giro di tre anni assaggia persino il campionato turco e quello svedese, senza mai eccellere. La tinta biondo platino non c’è più ed è ormai svanito il sogno di sfondare nel calcio che conta.
Dopo un anno senza contratto, nel gennaio del 2007 partecipa al ritiro del Milan a Malta. Come una sorta di talismano vivente viene portato anche ad Atene per la finale di Champions League (e sappiamo come è finita). Nel giugno dello stesso anno, rifiutato anche dal Varese, torna nuovamente in rossonero, ufficialmente come calciatore, in realtà come mascotte. Ovviamente non gioca mai ma, prima di smettere col calcio giocato e diventare osservatore, viene convocato ancora una volta, per una partita contro il Napoli. Al giornalista che chiede il perchè di quella convocazione, Ancelotti risponde così: perchè è simpatico.
























