Meteore rossonere – Tra Ibra e Nordahl, Andreas Andersson
In principio ci fu Gunnar Nordahl. Il Pompiere arrivò al Milan verso la fine degli anni ’40, fresco vincitore dell’oro olimpico con la sua Svezia, ed in rossonero mise a segno qualcosa come 221 reti in 268 partite. Nel 2010 è stata la volta di Ibra e per lui valgono le immagini recenti che tutti i tifosi hanno negli occhi. Non molti, invece, ricorderanno che nel mezzo c’è stato un altro attaccante svedese che arrivò a Milano con la fama del grande ariete. É l’estate del ’97 e sulla panchina rossonera è tornato Fabio Capello. Il tecnico di Pieris vuole assolutamente un attaccante che possa essere in grado di sostituire Weah e Kluivert e così dalla Scandinavia arriva Andreas Andersson.
Pagato tre miliardi, sbarca a Milano dopo aver militato nel Degerfors, aver fallito un provino con il Liverpool e conquistato il titolo nazionale svedese con il Gotemborg a suon di gol, 19 tra il ’96 ed il ’97. Il Milan, fresco dell’esperienza di Blomqvist, prende l’altro svedese che nella passata edizione della Champions era riuscito a segnare a S. Siro. Andersson arriva il 13 giugno, firma e, senza alcuna presentazione ufficiale, riparte per le vacanze. Fa ritorno il 16 luglio, per il raduno, entusiasta della nuova avventura: “Voglio fare bene come Nordahl. Qui c’è già Blomqvist, mi farò aiutare da lui”. Detto, fatto. I consigli di Blomqvist saranno legge.
Al suo arrivo anche Capello è al settimo cielo: “Sarà il regalo per i nostri tifosi”. Ma non un regalo vero e proprio, piuttosto un pacco. Per intenderci, uno di quelli che ci siamo abituati a conoscere un paio di settimane fa. Già nelle amichevoli, infatti, Andersson dimostra un feeling assolutamente nullo con il gol. Per sua fortuna i compagni non sono da meno ma qualcuno comincia subito a sollevare i primi dubbi.
Empoli, 5 ottobre 1997. Il Milan ha avuto un avvio di campionato disastroso con 2 pareggi e 2 sconfitte. Per i rossoneri c’è la trasferta in Toscana contro l’Empoli di un emergente Spalletti. In un pomeriggio assolato la partita sembra scorrere tranquilla con un Milan spaesato e senza gioco ed un Empoli alla costante ricerca del vantaggio. Fino al minuto 68. Un innocuo cross di Maldini dalla sinistra viene letteralmente ciccato dal portiere, scuola Milan, Pagotto e spedito in rete dal neo-entrato Andersson. Il gol basta per strappare i tre punti ma l’avventura in rossonero dello svedese non cambia di una virgola.
Capello, infatti, comincia ad utilizzarlo sempre più con il contagocce. In compenso in Coppa Italia è titolarissimo: peggiore in campo con la Reggiana, un tempo anonimo con la Sampdoria e poi la passerella nel 5-0 rifilato all’Inter. Andersson sparisce sempre più dal radar e segna gli ultimi due gol rossoneri in un’amichevole contro il Ginosa. A gennaio finisce al Newcastle lamentandosi che il Milan gli abbia rovinato la carriera. Dopo 14 anni, però, il dubbio su chi abbia rovinato chi, permane.
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