Canale non Ufficiale

Molto più che un terzino: la storia di Djamel Mesbah

Secondo algerino nella storia del Milan dopo la storica meteora Samir Beloufa, Djamel Eddine Mesbah (جمال مصباح) eredita in rossonero la maglia numero 15 che fu di Sokratis Papastathopulos e occupa idealmente il posto lasciato libero in rosa da Taye Taiwo: destino ironico, se si considera che Mesbah era già stato scelto a giugno dal Marsiglia come successore del nigeriano, tanto da passare tre giorni in Francia ed arrivare assai vicino alla firma del contratto, poi sfumata per le troppo elevate richieste economiche del Lecce.

Acclarato che si tratta di un bravissimo ragazzo, musulmano devoto, professionista esemplare e buon padre di famiglia, qualcuno, guardando al nome, all’età ed al cursus honorum, potrebbe dire che non è da Milan. Ed in effetti, se è vero che il buon Djamel, non ancora ventenne, viene contattato addirittura dal Barcellona, è altrettanto vero che rimane poi per anni nelle tenebre del calcio svizzero e della Serie B italiana, prima di tornare d’attualità e finire sul taccuino di decine di società italiane ed europee. Anche gli stessi parenti e amici del giocatore, nelle interviste rilasciate nelle ultime settimane, non nascondono un po’ di sorpresa nel vederlo arrivare in un club del livello del Milan.

Nato il 9 ottobre 1984 a Zighoud Youcef, località algerina in provincia di Costantina che ha accolto la notizia del passaggio in rossonero con tanto di spari a salve e squilli di zurda, Mesbah, che si considera “calcisticamente algerino” avendo imparato a giocare a calcio per strada, si trasferisce in Francia ancora bambino. Qui, dagli undici ai diciassette anni, cresce nell’Union Sportive d’Annecy-le-Vieux; un giorno, giocando per una delle varie formazioni giovanili del club savoiardo, mette a segno una tripletta. Gli osservatori del Servette lo notano e se lo portano in Svizzera.

A Ginevra, dopo due anni di settore giovanile, debutta da professionista nella stagione 2003-2004, nel corso della quale (oltre a toccare Pelè!) colleziona undici presenze, giocando per lo più da esterno alto e segnando tre gol (il primo risale al 28 marzo 2004 in un 3-0 inflitto al Grasshopper). Seguito da diverse squadre francesi (e dal Barça, per cui nel 2002 sostiene anche qualche provino), Djamel ha ancora molte lacune, che cerca di colmare lavorando da solo dopo gli allenamenti della squadra. Al Servette diventa inoltre grande amico di Fabrizio Zambrella, più tardi centrocampista del Brescia per cinque stagioni.

Chi trova un amico trova un tesoro o, ed è il caso di Mesbah, trova sua sorella: con Vanessa Zambrella è amore da subito, i due si fidanzano per poi convolare a giuste nozze nel 2007 (per gli amanti dei dettagli trash: la canzone della coppia è Ti Amo di Umberto Tozzi) e dare alla luce due figli: una femmina, Lilia, ed un maschio, Zakaria, nato proprio nei giorni del trasferimento al Milan.

Con il Servette in crisi economica, Mesbah si sposta a Basilea, dove vince l’unico trofeo della sua carriera, la Super League svizzera, collezionando però solo undici presenze e un gol in due stagioni: sono anni difficili per l’algerino, perseguitato da guai fisici che gli impediscono di giocare con continuità. La pubalgia lo perseguita per diverse stagioni, così come altri guai fisici, forse causati da carichi di lavoro eccessivi per la muscolatura del giovane algerino. Mesbah acquisisce la fama del giocatore talentuoso ma fragile e, come se non bastasse, quando nel gennaio 2006 viene ceduto in prestito al Lorient, allora in Ligue 2, a causa di un infortunio non riesce nemmeno a debuttare.

Al ritorno in Svizzera, all’Aarau, trova finalmente un posto da titolare, questa volta da centrocampista centrale, anche se, come assicura il connazionale ed allora compagno di stanza Hocine Achiou, oltre ad avere un magnifico piede sinistro “era bravo anche in difesa“. Le cose migliorano, gli infortuni sono sempre meno, lui mangia meglio, dorme meglio e la serenità della vita privata si riflette sulle prestazioni sportive: in due anni colleziona 67 presenze e quattro gol, tre dei quali messi a segno contro il Bellinzona nel doppio spareggio che vede i suoi restare nella massima serie elvetica. Tutto ciò però non basta nemmeno a sfiorare il sogno di vestire la maglia della nazionale: i tre algerini che militano nell’Aarau non vengono presi in considerazione e la cosa pesa non poco a Mesbah, da sempre legato al paese natale ed accanito fan delle volpi del deserto. Certo giocare in Svizzera non aiuta a farsi conoscere nel mondo: “Ci ho passato diversi anni, accumulando più o meno 150 partite. Ogni volta mi ripetevo che dovevo trasferirmi all’estero per avere più esposizione mediatica, ma non riuscivo mai ad andarmene. Quando è arrivata l’offerta dell’Avellino non ci ho pensato due volte“.

Per arrivare all’Algeria, quindi, bisogna prima passare dall’Italia: nell’estate del 2008 il Lucerna, dopo averlo acquistato e schierato in campo sei volte, lo cede in prestito all’Avellino, dove il nostro eroe, pur segnando più del compagno di squadra Willy Aubameyang, non può evitare la retrocessione. È con il successivo passaggio al Lecce, allora in Serie B, che il ragazzo di Zighoud Youcef comincia la rincorsa che lo porta, nell’ordine, ai mondiali, alla Serie A e al Milan.

Il 2010 è l’anno della svolta, cominciato a gennaio con tre reti in tre partite consecutive (contro Sassuolo, Ancona e Piacenza), proseguito con la promozione in Serie A e la partecipazione a  Sudafrica 2010. Quando una mattina del maggio 2010 il ct Rabah Saadane annuncia anche il suo nome tra i preconvocati per i mondiali lui rimane un po’ sorpreso: pensa di non meritare tale onore, non avendo giocato la gare di qualificazione. In Sudafrica, chiuso da Nadir Belhadj, gioca soltanto uno spezzone di partita contro l’Inghilterra, ma ancora oggi si emoziona a vedere il dvd di quei quattro minuti faccia a faccia con Lampard e Gerrard.

Quei 240 secondi bastano per trasformare Mesbah in una relativa celebrità: tornato nel paese natale dopo i mondiali, convinto di poter salutare i familiari in tutta tranquillità, scopre invece che il padre Aissa non è il solo ad essere molto orgoglioso di lui e dovunque vada viene letteralmente sommerso da centinaia di concittadini che chiedono foto e autografi. Ed è solo l’inizio.

Con la maglia del Lecce ed un allenatore, Luigi De Canio, che crede molto in lui, arriva l’esordio in Serie A (guarda caso a San Siro contro il Milan) ed il primo gol nella massima serie, contro la Juventus, festeggiato sradicando e lanciando la bandierina del calcio d’angolo. Gli costa l’ammonizione, ma “era uno scherzo con un amico, una cosa tra lui e me, lui ha capito“.

Tra le gare fondamentali della carriera ha un suo posto anche Lecce-Lazio del 10 dicembre scorso: i salentini perdono, ma Ariedo Braida vede la partita e decide che Mesbah può tornare utile alla causa. Tatticamente duttile, non si tratta di un terzino sinistro, ma di un giocatore che ha ricoperto quasi ogni ruolo, dall’attaccante esterno al centrocampista centrale, in un caso anche il difensore centrale (è accaduto in un’amichevole contro il Gabon: “non discuto le scelte dell’allenatore, ma non ho quelle caratteristiche“). Al meglio come esterno di un centrocampo a cinque, riconosce comunque di essere migliorato molto in Italia sotto l’aspetto difensivo.

Convinto delle proprie qualità (non sarebbe tornato volentieri in Serie B), è al tempo stesso decisamente umile: ritiene di non potersi definire un giocatore di Serie A prima di aver collezionato almeno trenta presenze all’anno per quattro stagioni di fila nella massima serie. E se qualcosa, come in passato, dovesse andare storto, non si dispererà, convinto che il futuro sia già scritto: “C’est le mektoub“.

Commenta l’articolo nel forum di Canale Milan

URL breve : http://www.canalemilan.it/?p=35225

Scritto da il gen 27 2012 . Registrato sotto Generali, News .

TI POTREBBERO INTERESSARE

 

Sondaggio

Qual è l'uomo giusto per la fascia da capitano durante l'assenza di Montolivo?

View Results

Loading ... Loading ...

CANALEMILAN sul tuo Smarthphone

LA VIGNETTA

ULTIMISSIME DA TWITTER

social networks